SAA
Manifesto
 

IL MANIFESTINO ROSSO DELL’ARCHITETTURA TIMIDA

All’accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel settembre del 2000 è nata un’associazione, Shy Architecture Association, che intende promuovere l’atteggiamento timido nell’architettura e nel restauro, e che pone in luce una diversa visione nell’affrontare il tema della preesistenza. I padri fondatori sono il filosofo Andrea Bortolon, l’artista Aldo Spoldi e l’architetto Marco Ermentini. Le intenzioni della S.A.A. sono contenute nel manifestino rosso. Vediamo di cosa si tratta.

“Oggi la sola teoria del restauro che si possa professare è la fine delle teorie del restauro. In quasi due secoli se ne sono viste delle belle.
La situazione di oggi è dominata dalla volontà di potenza del divenire e quindi dalla tecnica che da mezzo è diventato fine e fa girare il mondo. Oggi la virtù è fare qualche cosa in meno tempo di un altro. Nel campo del restauro ci si è adeguati alla pazzia del mondo.
Ora è il tempo di prendersi una pausa, di fare una dormita. Ora è il tempo del distacco, dell’abbandono , c’è bisogno di ricreazione. Ci si deve allontanare dalla cose per vederle meglio così come bisogna uscire della città per vedere quanto sono alte le sue torri.
Il restauro timido, e più in generale l’architettura timida, hanno come ispiratore il carattere timido. Le persone coraggiose cambiano, modificano e alterano la realtà ma i timidi sono i protettori della vita. Sono i veri “conservatori”. I timidi sono attenti e sensibili, a volte possono essere eccessivi nelle cautele, ma raramente si sbagliano a percepire il pericolo. Sono le nostre sentinelle; se li ascoltiamo, la loro paura può proteggerci tutti quanti. Il timido è l’unico che ci fa capire i nostri limiti, che ci segnali il nostro limite umano (conosci te stesso ), così la timidezza è anche la nostra saggezza.
Il restauro timido è l’arte di saper ascoltare. Certo è molto difficile imparare a farlo. Ciò vale anche per il nostro comportamento con gli altri uomini. Il timido impara ad ascoltare l’altro, astenendosi dal volerne anticipare il pensiero ( credendo magari di averlo già inteso ) ed è disposto a prestare attenzione. . Il pensiero timido sfoglia le pagine di un libro sostando anche a lungo sulle righe e sugli spazi bianchi fra le righe, senza alcuna fretta di vedere come andrà a finire la storia. Torna sui propri passi perché gli sembra di non aver capito.
Il timido utilizza la virtù aristotelica della prònesis che è quel sapere pratico che ci è necessario per agire e per prendere decisioni nelle varie situazioni della vita.
La vera ricchezza dell’architetto o del restauratore timido è data da saper intervenire con poco, del quale poco non vi è mai penuria. Al contrario la pazzia del restauro tradizionale e dell’architettura contemporanea è basata sulla tecnica miracolosa, sullo spreco delle risorse, sul consumismo dilagante, sull' opulenza, sulla volontà di potenza che è solo un fantasma.
La grande ricchezza del restauro timido è l’assenza, la rinuncia all’intervento secondo il principio del “quieta non movere”, l’inutilità dell’intervento se non strettamente necessario. La sua qualità è il nascondersi, il fermarsi al momento opportuno, la non spettacolarizzazione dell’intervento, la consapevolezza di non poter capire tutto, la prudenza, in poche parole la timidezza.
Sisifo esiste, ma esiste su questa terra, lo abbiamo sotto gli occhi. E’ la ruota che gira degli affari, dei costi gonfiati, dei restauri esemplari, della restituzione al primitivo splendore, della selezione arbitraria basata su criteri storici o estetici, dei grandi sponsor, degli interventi definitivi e massicci, delle selvagge messe a norma, delle decorticazioni di intonaci.Siamo di fronte ad una vera e propria bulimia del restauro.
Il restauro tradizionale è impersonificato da Sisifo mentre il restauro timido dal coniglio.
Il coniglio è colui che scava. Coniglio è l’animale che fa e che sta nel buco. Il coniglio come il timido rosicchia, rode. Guardingo verso qualunque pericolo, la sua proverbiale timidezza scava, morde, rode il mondo. Alla volontà di potenza del mondo della tecnica, la filosofia caratteriale del timido risponde con parsimonia e con economia.
Il restauro timido, o meglio la conservazione timida, si occupa di tutti quegli aspetti che normalmente il restauro e, più in generale, l’architettura tradizionale trascura.
Il restauro timido di fronte alla tecnica si comporta con dolcezza.
Il restauro timido di fronte all’economia mette in pratica un nuovo sciopero: non sciopera dalla produzione ma dal consumo. Omnia mea mecum porto.
Il timido a tavola assaggia i cibi e poi li lascia.”
 
 
homepage 



SHY ARCHITECTURE ASSOCIATION